Multa per il Paese che non gestisce in modo adeguato i rifiuti che rappresentano una minaccia per la salute umana
Sanzionata, nello specifico, la Croazia per la pessima condotta tenuta a fronte di numerose tonnellate di granulati di pietra depositati in discarica

Sanzione finanziaria sacrosanta per il Paese che non gestisce adeguatamente quei rifiuti che, depositati in discarica, rappresentano una minaccia per la salute umana e per l’ambiente. Questo il punto fermo fissato dai giudici (sentenza del 6 marzo 2025 della Corte di giustizia dell’Unione Europea), i quali hanno ufficializzato una multa a carico della Croazia, colpevole di inadempimento a fronte di quanto stabilito dal diritto dell’Unione Europea. L’origine del contenzioso risale al maggio del 2019, quando i giudici comunitari hanno dichiarato che la Croazia non aveva ottemperato agli obblighi su di essa incombenti in forza della direttiva sui rifiuti. Tale direttiva mira a prevenire o a limitare le conseguenze negative che la gestione dei rifiuti può avere sull’ambiente e sulla salute umana. Tornando alla vicenda oggetto del processo, si è appurato che a partire dal 2010, nel paese di Biljane Donje, in prossimità delle abitazioni, sono stati depositati in discarica granulati di pietra per circa 140.000 tonnellate, senza alcun intervento significativo da parte delle autorità croate competenti. Tali prodotti presentano un rischio di rilascio di sostanze nocive, un contenuto di sostanze pericolose e una radioattività superiori ai livelli consentiti. Nel 2019 i giudici comunitari hanno stabilito che i granulati di pietra depositati in discarica dovevano essere considerati rifiuti ai sensi della direttiva: la loro gestione doveva quindi avvenire senza mettere in pericolo la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente. Inoltre, la Croazia doveva adottare le misure necessarie per assicurarsi che il detentore dei rifiuti provvedesse personalmente al loro trattamento oppure li facesse trattare da un professionista. Quattro anni dopo, non essendosi la Croazia adeguata alle indicazioni dei giudici comunitari, la Commissione Europea ha proposto un nuovo ricorso per inadempimento. E ora i giudici certificano le colpe della Croazia, che non ha constatato che i granulati di pietra depositati in discarica costituivano rifiuti, né ha adottato le misure necessarie per gestire quei rifiuti in modo adeguato e conforme al diritto dell’Unione Europea. Consequenziale, quindi, la condanna della Croazia a pagare una somma forfettaria di 1.000.000 euro e una penalità di 6.500 euro per ciascun giorno di ritardo. A pesare sull’importo delle sanzioni pecuniarie, in particolare, la capacità finanziaria dello Stato, la gravità dell’infrazione e la sua durata. A questo proposito, i giudici osservano che la Croazia non ha compiuto progressi significativi per garantire la completa esecuzione del provvedimento risalente 2019 e che, solo dopo la proposizione del secondo ricorso da parte della Commissione Europea, il governo croato ha assunto la decisione di procedere alla bonifica della discarica di Biljane Donje. In sostanza, l’inadempimento addebitabile alla Croazia perdura da quasi sei anni, e ciò costituisce una durata considerevole, e lo smaltimento completo dei rifiuti, secondo le previsioni della Croazia, non dovrebbe essere completato prima del mese di agosto 2025, vale a dire circa quindici anni dopo il loro deposito nel sito di Biljane Donje.